Alberto Fontana e “Le regole dei motoneuroni”: quando la disabilità finisce sotto scacco

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Le storie che quotidianamente incrociamo sulla nostra strada sono molte, come pure quelle legate alla disabilità, soprattutto per chi in questo mondo ci vive, opera e si impegna da quando era poco più che un ragazzino. Così, non ci si deve meravigliare se a una persona come Alberto Fontana, che vanta un’esperienza umana come pochi altri nell’ambito delle vite che incontrano e si scontrano con la disabilità, sia potuta venire la voglia e la disposizione d’animo di raccontarle, alcune di queste storie.

Che abbia trovato il tempo per coltivare questo progetto, lui che è un autentico “globe-trotter” del sociale e del terzo settore, è già più sorprendente. E che per mettere sulla carta queste tracce di percorsi nella disabilità che lo hanno ispirato, abbia saputo trovare una modalità convincente e godibile per il lettore, essendo uno che di solito predilige il “fare” al “dire”, è forse ancora più singolare.

Si intitola “Le regole dei motoneuroni”, l’opera prima di Alberto Fontana, che esce nel mese di novembre 2017 per i tipi di Mondadori Electa e racconta cinque storie legate alla disabilità, avendo come comun denominatore i motoneuroni difettosi e come collante, o come “fil rouge” come lo definirebbe Alberto con una delle sue espressioni ricorrenti, la metafora della partita a scacchi.

Regole.Motoneuroni.2Con il termine di motoneurone (o neurone motorio) è denominato ogni neurone localizzato all'interno del sistema nervoso centrale che trasporta il segnale all'esterno dello stesso per controllare direttamente o indirettamente i muscoli e il movimento dei muscoli.

Fontana sceglie dunque di partire dalle “fondamenta” di tante patologie che provocano difficoltà, limitazioni o impossibilità di movimenti nei soggetti colpiti, per evitare antipatiche distinzioni (pensiamo soltanto a tutti i disturbi connessi alle malattie congenite e a quelli invece provocati da incidenti o traumi) ma anche per avere più libertà di azione nel raccontare.

A tenere insieme le storie di cui l’autore sceglie di renderci partecipi, la metafora della partita a scacchi e la filosofia che questa disciplina, da sempre cara ad Alberto, porta con sé: davvero è possibile riscontrare nelle diverse strategie di gioco, nelle pratiche per l’apertura e la chiusura di partita, nella capacità di saper accettare il sacrificio (di un pezzo colorato di bianco o di nero oppure di un pezzetto di sé) pur di vincere la partita, il viatico per affrontare tante vite toccate dall’handicap.

Emerge allora potente e pieno di umanità il messaggio espresso dalla partita a scacchi tra Alberto e suo padre, condotta e portata avanti per l’intera durata del libro, che li vede contrapposti non solo nel ruolo di giocatori e avversari, ma anche in quelli di padre e figlio e in particolare di genitore e di figlio con disabilità. C’è tutto l’amore del padre per il figlio nella risposta alla domanda di Alberto: “Ma se tornassi indietro mi rifaresti?”. “No, non ti farei; per me la tua impossibilità di camminare e muoverti liberamente è inaccettabile”. E c’è invece tutto l’amore di Alberto per la vita, nel suo pensiero in risposta: “Nonostante le fatiche, ero e sono felice di vivere… e vorrei dirgli che gli sono grato per avermi messo al mondo”.

Così le storie di Dani, di Marco, di Aldo, di Monica, dello stesso Alberto e le loro partite con le tante e diverse mosse per dare scacco alla sorte, alla fine non risultano essere altro se non un unico, intenso inno alla vita.

Riccardo Rutigliano

Alberto Fontana e “Le regole dei motoneuroni”: quando la disabilità finisce sotto scacco ultima modidfica: 2017-11-14T22:14:25+00:00 da Riky