Azioni: Caterina Simonsen e la sua battaglia

Caterina Simonsen

Fa discutere la vicenda di Caterina Simonsen, venticinquenne afflitta da 4 malattie rare che ha pubblicamente preso posizione, divulgando un video in rete, a favore della sperimentazione animale nell’ambito della ricerca sulle malattie genetiche.

Studentessa di veterinaria (non sembri un paradosso) Caterina, dopo aver espresso in modo così “evidente” il suo pensiero e la sua gratitudine per essere ancora viva grazie ai progressi della ricerca portata avanti “anche” mediante la sperimentazione animale, è stata subissata d’insulti, di minacce o anche pensieri a dir poco agghiaccianti, del tipo: “Per me puoi pure morire domani. Non sacrificherei nemmeno il mio pesce rosso per un’egoista come te”.

Diciamo subito che stiamo dalla parte di Caterina. Come la stragrande maggioranza delle persone di buon senso, anche noi siamo contrari alla vivisezione, cioè alla dissezione a scopo sperimentale di animali vivi (che, va detto, in Italia dal 2013, è reato). Ma altra cosa è la sperimentazione sul modello animale, in alcuni casi insostituibile mezzo per verificare e far progredire determinati tipi di ricerca.

Ecco la riflessione sull’argomento della neo senatrice a vita e scienziata esperta di staminali Elena Cattaneo: “Chi afferma che oggi esistano metodi alternativi in grado di sostituire completamente la sperimentazione animale nella ricerca biomedica dice il falso. E questo è particolarmente grave se a farlo sono persone delle istituzioni”.

Precisa inoltre Cattaneo: “Metodi che non comportino l’utilizzo di animali, come simulazioni al computer o test su cellule, sono in uso da anni e ci hanno sicuramente permesso di ridurre il numero di animali utilizzati. E grazie all’avanzamento tecnologico saremo sempre più in grado di ridurre questi numeri, come raccomanda anche l’Unione europea. Ma oggi, se vogliamo continuare a capire perché ci ammaliamo e come possiamo curarci non possiamo rinunciare del tutto alla sperimentazione animale: dobbiamo mettercelo in testa e pensarlo ogni volta che prendiamo un farmaco, che ci sottoponiamo a un intervento chirurgico e anche quando portiamo il nostro cane dal veterinario”.

Nel dibattito sollevato da questo caso, si è sentito spesso parlare di modelli matematici o in vitro, “alternativi” all’uso di cavie. Non è proprio così: “Questi metodi fanno già parte dei protocolli usati normalmente, ma non sono alternativi: di solito sono ‘precedenti’. Servono a ridurre l’uso della sperimentazione animale, che oltretutto è molto costosa”, dice Marta Piscitelli, vicepresidente Aisal e responsabile del benessere animale nelle sperimentazioni all’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente di Roma (una figura prevista dalla legge dal 1992).

“Nella ricerca sui farmaci si parte con i modelli al computer delle nuove molecole, che simulano la loro azione, poi si passa alle colture di cellule e solo dopo ai test sugli animali: roditori e, per obbligo di legge, non roditori, che servono per i test di controllo” dice ancora Piscitelli “se i farmaci non sono dannosi per loro, si testano sugli uomini”.

Caterina, sempre pronta al dialogo, nonostante i gravi insulti subiti, con la sua storia da alcuni giorni ha trovato eco nei maggiori quotidiani nazionali. Tutto era partito da un videoclip dove si mostrava con una mascherina in viso e un largo sorriso, spiegando i suoi dubbi verso il metodo Stamina e le campagne di boicottaggio sulla raccolta fondi Telethon.

All’epoca il primo video postato in rete aveva ancora poche condivisioni. Sotto l’hashtag #ioesisto Caterina spiegava: “Ora gli animalisti si sono riuniti a Vannoni indicando i suoi modelli sperimentali. Funzionano? Non è vero, altrimenti staremmo usando quelli. Mi sento chiamata in causa”. Ma da allora aveva cominciato a ricevere le offese e gli auguri macabri di diversi animalisti, dei quali abbiamo scritto.

Eppure ribadiamo che queste ricerche sono “vitali, indispensabili, in questi casi”, come ha spiegato al Corriere della Sera lo stesso Andrea Vianello, direttore di fisiopatologia respiratoria all’ospedale dell’università di Padova (medico che ha attualmente in cura Caterina per una polmonite e già presidente della Commissione Medico-scientifica UILDM, Nda). Oltre a precisare come, “in alcune fasi della sperimentazione, l’utilizzo di animali rappresenti la norma”.

Sul Corriere della Sera, Caterina ha ricordato la sua storia e quanto sta oggi affrontando: “Quando avevo 18 anni e mi hanno detto che non sarei mai guarita, ho capito che ogni momento è importante”. Era la prima diagnosi, quella per la malattia più grave di cui soffre, il deficit di Alfa 1 Antitripsina che le mina i polmoni. Ma Caterina Simonsen non aveva nessuna intenzione di mollare. Allora come oggi.

Non senza replicare, anche di fronte a chi l’ha accusata di essere prezzolata o strumentalizzata da qualcuno: “Io non vado, né sono andata in Tv, né sono stata ripresa da nessuno. Il materiale che usano è quello dei miei video. Non vengo pagata da nessuno. Non ci sono lobby dietro”.

Dalle minacce in rete, fino alla difesa di chi sostiene la sua battaglia, passando pure per quella “postata” dal nuovo segretario del Partito democratico Matteo Renzi, Caterina continua a portare avanti coraggiosamente le sue idee. Diventando allo stesso tempo un simbolo per tutti quelli che soffrono per disturbi incurabili.

Riccardo Rutigliano

Azioni: Caterina Simonsen e la sua battaglia ultima modidfica: 2013-12-30T18:31:26+00:00 da Riky