Cari amici vi scrivo… la lettera di Carlo Savini

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Carlo Savini è un volto a noi noto, frequenta la nostra associazione e quando può pratica anche il wheelchair hockey. È un ragazzo molto giovane ma risoluto, di poche parole ma di azioni concrete. Negli ultimi giorni diverse testate giornalistiche della stampa e della televisione gli hanno dedicato articoli e servizi per un’iniziativa inconsueta: invece di perdere tempo a lamentarsi delle cose che non vanno in rapporto alla sua disabilità, ha scelto di porre l’accento su una cosa positiva che gli ha permesso una piccola grande conquista sociale. Lo ha fatto con una lettera di ringraziamento. Per raccontarvi questa storia, abbiamo scelto un articolo del Corriere della Sera, che vi proponiamo qui di seguito. (R.R.)  

Carlo Savini, 16 anni, una malattia neuromuscolare degenerativa, da solo, ogni giorno, raggiunge con i mezzi pubblici il liceo dove studia, il Parini. «I dieci minuti del tragitto in bus sono tra i più grintosi delle mie giornate». Carlo si rivolge con una lettera agli autisti dell'Atm, l'Azienda Trasporti Milanesi, e li ringrazia: «Perché mi regalano un po' di autonomia e di libertà».

Milano Ore 7.30 del mattino: Carlo si fa aiutare per riuscire ad infilare il golf e la giacca, sono operazioni difficili che richiedono diversi minuti. Lo sollevano, e fa un po' male alle gambe e alle braccia, lo posano sulla sedia a rotelle elettrica, quasi più grande di lui, gli aggiustano i cuscini e la mamma deve accompagnarlo in ascensore per schiacciargli il pulsante cui non riesce ad arrivare, vista l'avanzata atrofia degli arti. È quando si arriva al piano terra che Carlo Savini, 16 anni, con malattia neuromuscolare degenerativa, prende in mano la sua storia. Esce dal portone di casa da solo. E da solo, come ogni giorno, raggiunge con i mezzi pubblici il liceo dove studia, il Parini. Vuole farcela, e ce la fa. Caparbio, risoluto, con un'autonomia faticosa guadagnata sul campo. «I dieci minuti del tragitto in bus sono tra i più grintosi delle mie giornate, quando arrivo a scuola è una vittoria», dice con sincerità, lontano da ogni retorica.

Gli autisti dell'Atm, l'Azienda Trasporti Milanesi, sono diventati complici nell'impresa, e a loro Carlo ha scritto una lettera. «Volevo ringraziarli per la loro gentilezza e la grande pazienza, i miei tempi rallentano quelli di chi ha fretta, eppure loro non sbuffano mai – spiega. – Li ringrazio perché mi regalano un po' di autonomia e di libertà, e sono le cose più preziose per ogni adolescente». La lettera è asciutta, non indugia sulle difficoltà ma guarda al rapporto umano, che gli dà fiducia. Basta poco o serve tantissimo, per spostare i confini del banale e sbaragliare i preconcetti nella nostra testa? Questo ragazzo che sogna di vivere a Barcellona e forse farà l'avvocato ha carattere, determinazione, forza, coraggio. E ha imparato a chiedere, oltre che ringraziare per quello che riceve.

Lo dice chiaro: «Volevo fare il liceo classico ma non ne avevo nessuno vicino a casa mia. Non avrei studiato, se non potevo andarci da solo. In pratica, studio perché gli autisti dei mezzi pubblici mi sono diventati amici e allora ce la faccio». Lui e la sua famiglia hanno dovuto battagliare, all'inizio, e parecchio: era previsto che lui, unico disabile dell'istituto, passasse da un ingresso separato. «Ma io volevo entrare come gli altri». Grazie alla scuola e all'ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris è stata montata una rampa e il problema è stato risolto. La sua classe, la I E, è stata spostata apposta al piano terra (anche se biblioteca e laboratori restano di sopra, a lui inaccessibili).

Esiste una navetta Atm per disabili, che accompagna a scuola i ragazzi, mai pensato di prendere quella? La risposta di Carlo è gentile ma secca: «Come ho detto, io voglio proprio stare mescolato a tutti. Quindi no». Dal suo punto di vista, ha ragione. Ore 7,50, ieri, come ogni giorno Carlo arriva alla pensilina di Piazza Risorgimento e lì, sul marciapiede, in sedia a rotelle e mescolato tra la folla, aspetta. Intravede in fondo alla strada il bus 61, si innervosisce: «Devo farmi vedere bene», riflette. Non può sventolare il braccio come invece vorrebbe, riesce solo ad alzare le due dita della mano, appoggiate alla carrozzella. Appena il bus rallenta e scende l'autista, lui si rilassa. «Mi ricordo che ci sei a questa fermata, eh… Sei minuto ma ti vedo!», scherza, tirandogli giù la rampa. E Carlo risponde: «Al mattino so dire solo due grugniti ma li faccio a te».

È un momento di riscatto. Nonostante la gente che spinge, qualcuno che si mostra quasi infastidito per la presenza ingombrante della carrozzella, altri indifferenti. Il conducente si rimette al volante, il viaggio prosegue. Orgoglio, e nessun pregiudizio. Così bisogna leggere la storia di Carlo, 16 anni. Che rende onore a tanti, e smonta una ad una tutte le idee sulla vita di un ragazzo disabile. La rassegnazione è dei deboli mentre Carlo, a dispetto della malattia che vorrebbe togliergli le forze, è un piccolo (grande) leone.

(Fonte: Il Corriere della Sera – articolo di Elisabetta Andreis)

Cari amici vi scrivo… la lettera di Carlo Savini ultima modidfica: 2016-01-20T18:31:12+00:00 da Riky