Era un bambino

Aylan

Non era una bambola rotta, non era la carcassa di un animale. Era un bambino. E quel bambino aveva un nome, Aylan. Un piccolo essere umano di 3 anni, che ha cercato insieme alla sua famiglia di trovare un futuro. Non un futuro migliore, si badi bene, ma semplicemente un futuro o almeno la speranza di poterne avere uno. Ma non avrà futuro Aylan, in fuga dal suo Paese, la Siria, perché c’è la guerra.

La guerra già, ma non quella normale, brutta sporca e cattiva… ma la guerra civile, che tra tutte le guerre è la peggiore, la più disumana che è stato in grado di escogitare il genio malato dell’uomo. Ecco, queste masse enormi di gente (di persone), questo esodo biblico che sta investendo tutto il continente europeo come un uragano, da questo scappano. E per questo muoiono, affrontando i pericoli di un viaggio tremendo.

Perché, sia tentando la sorte attraverso il mare, sia spostandosi a piedi attraverso i Balcani, i migranti sanno che le loro probabilità di riuscita possono essere collocate poco sopra il 50%… ma questo non li scoraggia dal tentare lo stesso la fuga, di tentare lo stesso la sorte, pur di raggiungere l’Europa e possibilmente la ricca Europa del nord.

Militare.AylanMa l’Europa non sa, non capisce. Quando va bene si volta dall’altra parte. Quando va male erige i muri, sigilla i vagoni dei treni, marchia i migranti sulle braccia come i peggiori aguzzini di triste e nazista memoria. Certo spaventano, queste orde di gente, non sempre poverissima, ma sempre ugualmente disperata, che la cosiddetta “Unione” Europea si ritrova alle porte. Tutti a rinfacciarsi a vicenda la mancata disponibilità all’accoglienza, i Capi politici dell’UE, e tutti allo stesso tempo ben attenti a chiudere a doppia mandata le proprie porte d’ingresso.   

L’Italia no per fortuna e, per una volta, lasciatemi dire che sono contento di essere italiano. Non dico orgoglioso, perché l’orgoglio è un sentimento che amano sbandierare quelli che anche nel nostro Paese, purtroppo, soffiano costantemente sul fuoco dell’intolleranza.

Ricordiamo ai leader europei che 28 orticelli rigorosamente sbarrati, non si trasformeranno mai in un unico splendente e rigoglioso giardino. E ricordiamolo a chi, nella nostra bella Italia, si ostina a far finta di non vedere che il mescolamento di razze e culture è un inarrestabile fenomeno storico in atto da tempo su scala mondiale e che chi scappa verso le nostre coste non è un predone, un barbaro, ma qualcuno che ha alle spalle lo sfacelo della Siria, il caos della Libia con la sua guerra tra bande, i genocidi commessi ai danni dei popoli sud sahariani da minacce così terribili (Isis, Boko Haram, Al-Shabaab) che al solo pronunciarne il nome noi occidentali nelle nostre belle e sicure casette tremiamo di paura

Anche noi italiani siamo stati un popolo di migranti. Principalmente per motivi economici certo, ma anche, in determinati periodi storici, per motivazioni politiche e perché perseguitati a causa delle nostre idee o della nostra religione.

Che sarebbero poi quei principi la cui difesa rappresenta uno dei principali cardini alla base della nascita e della fondazione dell’Unione Europea… dove ti sei persa Europa? In quali vicoli oscuri si sono smarriti quei sentimenti e quegli ideali? Siamo ancora degni di quel continente che ha fatto da culla a tutte le rivoluzioni culturali, storiche e sociali dell’umanità?

Se lo siamo, ricordiamoci che anche la spiaggia della Turchia dove si è arenato il futuro del piccolo Aylan era, almeno geograficamente, Europa. Come è Europa Lampedusa, abbandonata a se stessa in tutti questi mesi, anni, di sbarchi che hanno trasformato il Canale di Sicilia nel tratto di mare più letale del mondo (oltre 3.000 morti nel solo 2015). Come è Europa Budapest, coi suoi truci gendarmi.

Tutto questo non importa più ad Aylan, che non era un terrorista o un infiltrato. Non era nemmeno un rifugiato o un migrante. Era solo un bambino.

Riccardo Rutigliano

Era un bambino ultima modidfica: 2015-09-03T21:02:39+00:00 da Riky