II 5 per mille si salva con il rendiconto?

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Vi sottoponiamo di seguito l’estratto di un articolo apparso sul quotidiano L’Avvenire mercoledì 27/11/2013 a firma Luigi Corbella, che illustra le nuove Linee guida ministeriali a proposito del 5 per mille. Pur essendo forse queste informazioni più utili agli enti beneficiari (come il nostro) che ai singoli privati, le riportiamo per testimoniare l’importanza di un istituto, il 5 per mille appunto, diventato di importanza fondamentale per le organizzazioni non profit, che continuano a battersi, giustamente, per la sua definitiva stabilizzazione. (R.R.)

“ Le nuove Linee guida del ministero del Lavoro riformano parzialmente quelle emanate nel 2010. Ecco che cosa cambia

Sussidiartela e responsabilità fanno rima, anche quando si tratta di far di conto. D’altronde fare solidarietà, del bene, con risorse pubbliche comporta l’obbligo di doverne render conto. E quelle provenienti  dal 5 mille sono senz’altro risorse pubbliche, di tutti noi. Lo Stato è la nostra rappresentazione democratica e le tasse sono il fondo comune con il quale affrontiamo le spese necessarie ad una sana e solidale convivenza. Il 5 per mille accorcia semplicemente il percorso.

Trasforma in linfa vitale per il finanziamento di meritorie iniziative imposte, l’IRPEF in particolare, che alla fine del loro giro tra Ministeri ed Enti pubblici sarebbero comunque destinate anche a quegli stessi interventi. È per questo che si parla di autentica sussidiarietà fiscale quando si descrive questo potente strumento di solidarietà. Lo Stato consente infatti attraverso di esso a ciascuno di noi di destinare una quota, il 5 per mille appunto, della nostra IRPEF, proprio la nostra, ad uno specifico settore di intervento e volendo, addirittura anche ad un determinato ente attuatore.

Insomma, una vera piccola rivoluzione, concreta e da difendere, che ci responsabilizza tutti, come cittadini e come potenziali operatori di solidarietà.

Rivoluzione più innovativa di molte di quelle che i tanti grilli parlanti del momento vaneggiano per sottrarre risorse ad uno Stato che si vorrebbe solo maldestro e spendaccione. Un’ottima occasione per difendere il 5 per mille è dunque senz’altro il momento della sua rendicontazione. Rendicontare bene, in modo autentico, mettendo in evidenza anche i risultati delle azioni intraprese, è probabilmente il miglior modo per dare lunga vita a questa opportunità. Sovvengono in aiuto a questa fatica le nuove Linee Guida approvate a luglio di quest’anno dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in parziale riforma di quelle emanate nel 2010.

Sotto il profilo della logica normativa l’obbligo di rendiconto è strumentale agli oneri di vigilanza imposti dalla legge alle Amministrazioni erogatrici del 5 per mille. Per consentire tale vigilanza gli enti beneficiari devono infatti dimostrare in modo chiaro e dettagliato come hanno impiegato le somme percepite, pena la loro restituzione.

L’obbligo di predisporre il rendiconto, già in vigore dall’anno finanziario 2006 per le associazioni sportive dilettantistiche, è stato introdotto per tutti i beneficiari del 5 per mille dalla finanziaria per il 2008 ed è stato ribadito ed attuato dai D.P.C.M. del 19 marzo 2008 e 23 aprile 2010. Questo secondo decreto ha modificato la disciplina originaria del rendiconto, fissando anche una soglia di esonero per la sua trasmissione. Tutti i provvedimenti normativi successivi in materia di 5 per mille hanno reiterato questo obbligo che è dunque di fatto a regime per tutti dall’anno finanziario 2008.

SignatureVediamo ora meglio come si assolve a questo obbligo.

Chi è tenuto a redigere il rendiconto?

Tutti coloro che partecipano al riparto del 5 per mille, indipendentemente dall’ammontare del contributo ricevuto, sono tenuti a redigere entro 12 mesi dalla ricezione delle somme loro destinate, un apposito rendiconto accompagnato da una relazione illustrativa che illustri in modo chiaro la destinazione delle somme percepite per ciascuna delle annualità di riferimento. Chi partecipa  al «riparto» ha tempo un anno per documentare tutto.

Chi deve trasmettere il rendiconto al Ministero?

Il rendiconto deve essere trasmesso entro 30 giorni dalla data ultima prevista per la sua compilazione al Ministero del  Lavoro e delle Politiche Sociali se il contributo ricevuto è stato pari o superiore a 15.000 euro per il 2008 e pari o superiore a 20.000 euro per le annualità successive. Chi non ha l’obbligo di trasmissione deve comunque conservare il rendiconto e la documentazione di supporto per i dieci anni successivi. In caso di controlli le Amministrazioni erogatrici potranno infatti richiederne durante tale periodo l’esibizione o la trasmissione.

Qual è l’ambito di applicazione specifico delle Linee Guida?

Per rendere uniforme il rendiconto il Ministero ne ha elaborato un modello composto da due parti. Il Ministero usa talvolta il termine facsimile per descriverlo ma si tratta di un vero e proprio modello obbligatorio non derogabile.

La prima parte contiene le informazioni di carattere anagrafico ed istituzionale dell’ente percettore, compresa la declinazione degli scopi perseguiti. Nella seconda si devono indicare i costi coperti con il contributo ricevuto del quale va specificata la data di percezione. Promanando dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali le linee guida sono specificamente destinate agli enti ed alle organizzazioni del volontariato ma si applicano espressamente anche alle associazioni sportive dilettantistiche per il 2006 ed il 2007.

Come è fatto il modello?

La struttura del modello è quella di un rendiconto finanziario, l’obiettivo è infatti aggregare le spese sostenute entro l’anno dalla data di percezione della somma indipendentemente dalla loro competenza economica. Nella parte anagrafica merita un commento solo la parte a campo libero nella quale, in massimo tre righe, devono essere declinati gli scopi istituzionali dell’ente percettore. Ci permettiamo sul punto di ricordare, per evitare un equivoco frequente, che gli scopi istituzionali sono le finalità che le attività rendono concreti, non necessariamente le attività medesime. Nella parte rendicontativa vanno indicati anzitutto l’anno finanziario di riferimento del contributo, il 2010 come nell’esempio del Ministero se le dichiarazioni dei redditi di riferimento per il 5 per mille sono quelle presentate in tale anno per l’anno di imposta 2009. Va poi esattamente indicata la data di percezione, cioè quella di accredito sul conto corrente dell’ente, ragionevolmente una data distante di almeno un paio d’anni rispetto a quello finanziario di riferimento.

È data importante perché è da li che decorrono i dodici mesi entro i quali va elaborata la rendicontazione ed i successivi trenta giorni per l’invio al Ministero. Se nel modello vengono rendicontate spese per il personale, compresi rimborsi spese analitici ai volontari (attenzione a quelli forfettari che sono retribuzioni) per un ammontare superiore al 50% dell’importo percepito è obbligatorio allegare copia delle buste paga.

Tra i costi di funzionamento sono ammesse anche spese generali, come quelle per l’elettricità, gli affitti o le pulizie, purché idoneamente documentabili. Gli acquisti di beni e servizi vanno invece dettagliati per categorie omogenee. Vanno indicate in questa voce, per esempio, le prestazioni professionali e le collaborazioni occasionali (quelle a progetto vanno invece indicate tra le spese per il personale stante la relativa assimilazione fiscale). Le erogazioni liberali ad altri enti/soggetti, anche esteri, in attuazione di finalità di beneficenza (ricordiamo che è ammesso un solo passaggio) vanno documentate attraverso la copia del bonifico effettuato, quindi non possono sicuramente essere fatte per contanti. ……..

Aldilà di questi suggerimenti minimali possono essere aggiunte sotto ogni voce di spesa tutte le righe necessarie ad ottenere il livello di dettaglio desiderato. Ovviamente bisogna che tra le spese rendicontate ed il contributo ricevuto sussista una effettiva ed autentica correlazione. Insomma, nel rendiconto vanno messe le spese che sono state in qualche modo effettivamente progettate in funzione della partecipazione al riparto del 5 per mille. Dove si può recuperare il modello? Il modello di rendiconto è scaricabile dal sito del Ministero del Lavoro (www. lavoro.gov.it), da quello dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) e dal quello del Forum del Terzo Settore (www.forumterzosettore.it).

Cosa deve essere allegato al rendiconto?

Il rendiconto, debitamente firmato dal legale rappresentante, deve essere corredato di copia del documento di identità di quest’ultimo e da una relazione descrittiva che illustri con chiarezza la destinazione delle somme ricevute e gli interventi realizzati, specificando i costi sostenuti per le principali voci di spesa.

È possibile accantonare somme nella rendicontazione?

È una delle novità delle nuove Linee Guida. Considerata la possibilità che i progetti siano ancora in fase di attuazione, e che dunque vi siano talune spese ancora da sostenere, nel rendiconto è possibile prevedere accantonamenti. Le finalità dell’accantonamento devono essere specificate nella relazione ed al rendiconto deve essere allegata la corrispondente delibera dell’organo istituzionale competente. Il futuro utilizzo andrà comunque documentato. Il Ministero fa al riguardo l’esempio della costruzione o ristrutturazione di un immobile, la cui effettività al momento dell’accantonamento dovrà essere documentata tramite i permessi di costruire, i progetti ed i preventivi. L’esempio vale a significare che gli accantonamenti non possono essere generici. Deve esserci un progetto a giustificarli, insomma.

Le somme accantonate vanno comunque spese entro il termine massimo di 24 mesi dalla percezione del contributo ed entro tale termine il rendiconto deve essere nuovamente inviato per dare conto del suo effettivo e definitivo utilizzo. È possibile rendicontare l’acquisto di automezzi? Se, come è possibile, il contributo è utilizzato per acquistare automezzi, per esempio ambulanze o veicoli destinati al trasporto di persone con disabilità, al rendiconto, nel quale se ne dovranno ovviamente specificare targa e modello, dovrà essere allegata una autocertificazione che attesti che l’acquisto non ha beneficiato di altri contributi pubblici. L’obiettivo è ovviamente evitare che il medesimo acquisto possa essere rendicontato a più finanziatori pubblici. “

(Fonte: L’Avvenire)

II 5 per mille si salva con il rendiconto? ultima modidfica: 2013-11-30T18:17:26+00:00 da Riky