Il Memorial Frattini incorona i Thunder

Memorial Frattini

Assago (MI) – Sono i Thunder Roma la squadra vincitrice della XVa edizione del “Memorial Bruno Frattini”, disputatasi il 12 e 13 ottobre nella fastosa e festosa cornice del Forum di Assago. I romani si sono imposti sugli Sharks di Monza al termine di una combattutissima finale, finita 5-5 nei tempi regolamentari e decisa ai rigori soltanto nella fase dei tiri “a oltranza”.

Monza dunque degna avversaria di Roma Caput Mundi, con Vanoli e Muratore scatenati, soprattutto nei primi 2 quarti, quando i Thunder concedevano spazi in contropiede davvero invitanti e inaspettati da parte di una squadra che fa della difesa uno dei suoi punti di forza. Salvata in questa fase dal proprio giovane, fenomenale portiere Angelini (non a caso vincitore del trofeo per il miglior “numero 1 al termine del torneo) e dall’esperto stick difensivo “Lele” Lazzari, Roma ha saputo poi riemergere grazie ai gol di Malcotti e dell’apporto del navigato “Ciccio” Lazzari e dell’imprevedibile Marco Ferrazza.

Ma il Memorial Frattini dei quindici anni non è stato solo Roma e Monza.Fermamente voluto dagli organizzatori (tra i quali doveroso plauso a Marco Rasconi) con la partecipazione di dieci squadre e lo svolgimento su 2 giornate, quindi impeccabilmente allestito su ben 3 campi che disputavano le loro gare in contemporanea, il torneo ha messo in evidenza anche altre formazioni e altri protagonisti.

E innanzitutto dobbiamo parlare delle milanesi. Non perché squadre di casa o perché ne facciamo parte, ma per quello che hanno saputo fare sul campo. Prendiamo ad esempio le Turtles: la squadra gialloverde allenata da Edoardo Guerra, nata soltanto 4 mesi fa e piena zeppa di ragazzini, è stata iscritta quasi contro il volere del suo allenatore, che la riteneva ancora impreparata per un appuntamento così impegnativo.

E invece la squadra, giovandosi anche del prezioso prestito temporaneo di Luciano Ghislotti da parte dei cugini gialloneri, ha dimostrato di saper stare in campo, di avere già assimilato i principali schemi di difesa e di attacco, di avere in Paolo Laganà un punto di riferimento importante e di poter andare a competere nel primo Campionato della sua storia, in A2, con pieno diritto e coscienza di sè. E il brillante 6° posto finale ne è la testimonianza.

Sul fronte Dream Team, che voleva onorare al meglio i propri (e del wheelchair hockey a Milano) vent’anni di attività, altre note positive. Ci rendiamo conto che avevamo parlato di segnali incoraggianti anche dopo l’edizione del Memorial Frattini dello scorso anno, che aveva visto i milanesi giungere addirittura alla finale, poi persa contro Varese, ma la sensazione è che questa volta ai miglioramenti d’inizio stagionepotranno seguire i dovuti passi di consolidamento e di ulteriore crescita della squadra.

A farci ben sperare, quanto visto in campo (soprattutto nelle partite contro Roma e Varese) e anche a bordo campo. La squadra ha mostrato consapevolezza nei propri mezzi e volontà quasi ossessiva di migliorarsi, in tutti i suoi giocatori e citiamo ad esempio il motivato e concentrato La Cara. Una grossa mano gli è arrivata a questo scopo dalla panchina, dove siede il nuovo allenatore Marco Solci (premiato a fine torneo), che sembra usare l’arma del dialogo per imprimere nella testa (dura) dei suoi le soluzioni per interpretare nella maniera più corretta ogni singola partita.

RonsvalCapocannoniereMemorial.13E poi un capitolo a parte merita l’ultimo arrivato nella compagine stellata: Andrea Ronsval. Il ragazzo venuto da Genova conferma tutto il bene che fin dai suoi esordi, ancora ragazzino, ci aveva portati a soprannominarlo “il piccolo diavolo”:per l’età, il fisico minuto ma soprattutto per la devastante capacità di spaccare in 2 le partite, con la sua agilità e la sua tecnica.

Ora l’età di Andrea non è più quella del teenager, ma il suo fisico e la sua “sfrontatezza” di gioco, quelle sì: e sono quelle che gli hanno fatto guadagnare il titolo di capocannoniere di questo torneo con ben 30 reti. E poi ci sarebbero anche tutti gli altri aspetti, quelli che, fino a ieri, hanno rappresentato il suo limite: l’esuberanza mal controllata, l’incostanza, la tendenza a scomparire all’improvviso dal match.

Ma in questa sua nuova avventura milanese abbiamo visto il giocatore sotto una luce nuova: ancora troppo esuberante e polemico verso tutti e verso tutto, ma in un certo senso come… alla ricerca di aiuto per incanalare tutta questa energia in una direzione utile alla squadra. Se il Dream Team saprà dargli questo aiuto, ne vedremo delle belle.

La semifinale contro i Thunder Roma è stata persa dal Dream Team per 3-2 ed è risultata incerta, avvincente e davvero ben giocata. E sono stati i milanesi a portarsi in vantaggio con La Cara, riuscendo poi a difendere molto bene l’1-0 dagli attacchi della principale bocca da fuoco gialloblù, Malcotti. Purtroppo però è stato il versatile e sempre efficace Ferrazza a far “saltare il banco” della munita difesa meneghina, sicura con Bruno nel ruolo di stick e Chiara Laganà tra i pali, con Baidi secondo stick “in partita” solo a fasi alterne.

Il primo gol di Marco Ferrazza, arrivato proprio allo scadere del primo tempo (tranne la finale, gli incontri si giocavano su 2 tempi da 20 minuti e non su 4 da 10) e in maniera un po’ rocambolesca, faceva perdere l’assetto e le misure al Dream Team che così subiva ancora due reti nel secondo tempo, la seconda delle quali da Malcotti. Ronsval provava a riportare in partita i suoi con un solitario contropiede splendidamente finalizzato in gol, ma ormai non c’era più tempo.

Il Dream Team ha poi incontrato gli Skorpions Varese nella finale di “consolazione” per il 3° posto: partita altrettanto bella e combattuta e terminata nei tempi regolamentari con il punteggio di 6-6. Milanesi che si arrendono solo ai rigori dopo essere stati in vantaggio anche di 2 gol ed essersi poi fatti superare, per recuperare infine il pareggio nel finale con gran cuore. E a tempo scaduto, a fil di sirena, era arrivato anche il gol vittoria di Ronsval, ma gli arbitri hanno correttamente annullato.

Nell’occasione, nonostante la difesa disposta con uomini diversi, i gialloneri si sono ben opposti al fuoco di fila di tiri del sempre temibile duo Carelli-Fattore e anche del giovane e talentuoso Innocenti, grazie a Orbai, Abbate e, tra i pali, Rutigliano. Decisivo l’ultimo rigore biancorosso di Santeramo.

Quinto posto per i Dolphins di Ancona, già detto del sesto per la rivelazione Turtles (premiato il coach Guerra), settimo per i Magic Torino, ottavo per i Tigers Bolzano, nono per i Madracs Udine e decimo per i Goodfellas di Pavia.

Detto che Mirko Tomassini dei Magic Torino ha vinto, e non è la prima volta, il trofeo del miglior stick, devo ora riferire anche, per dovere di cronaca, di un riconoscimento che riguarda il sottoscritto, premiato con una targa per essere stato il principale promotore in Italia, 22 anni fa, di questo fantastico sport, il wheelchair hockey.

L’idea di proporlo ai giovani con malattie neuromuscolari fu inizialmente di Luigi “Puccio” Maccione, all’interno del Gruppo Giovani della UILDM, del quale anch’io all’epoca facevo parte. Poi Luigi, continuò a cercare altre possibili iniziative da proporre.Io decisi invece di soffermarmi sull’hockey in carrozzina perché mi sembrò subito adattissimo a chi aveva i nostri problemi di mobilità e dotato di un valore sociale intrinseco davvero inestimabile.

Vedere al Forum di Assago tutte insieme quasi cento persone con disabilità, in maggioranza giovani, felici e desiderose di competere sempre al meglio in questo sport, mi ha confermato di avere fatto la scelta giusta.

Lasciatemelo dire: che spettacolo, ragazzi! 

Riccardo Rutigliano

(Fonte: www.voceditalia.it)

Il Memorial Frattini incorona i Thunder ultima modidfica: 2013-10-17T19:42:27+00:00 da Riky