Il sociale nel 2015: rifugiati, nuovo Isee, sostegno mancante, lotta a povertà

ISEE&Famiglie

Anno 2015 ormai in dirittura d’arrivo e momento, come di consueto, dedicato ai bilanci su ciò che ha caratterizzato questi 365 giorni. In particolare, la nostra attenzione è concentrata sul mondo del sociale. Da questo punto di vista, il 2015 è l’anno in cui il fenomeno migratorio acquisisce sempre maggiore visibilità, complici i flussi di profughi dalla Siria e non solo; l’anno in cui emerge anche a livello politico l’importanza della messa a punto (almeno per il futuro) di misure di contrasto alla povertà assoluta; l’anno in cui il nuovo “riccometro” (Isee) per misurare la capacità economica familiare debutta fra mille polemiche e resiste alle proteste nonostante le sentenze avverse. Un anno di temi sociali, con la chiusura (più presunta che vera) degli Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari), un rafforzamento del servizio civile, un primo passo verso la riforma della cittadinanza, una legge delega di riforma del terzo settore che dopo una prima approvazione rallenta oltre ogni aspettativa e rinvia al 2016 le decisioni più importanti. Sono in particolare questi i temi emersi con forza nel corso del 2015.

Vediamo più dettagliatamente alcune di queste voci che hanno contribuito a caratterizzare l’anno che si sta chiudendo.

Immigrazione. Il 2015 è innanzitutto l’anno dei rifugiati. L’aumento del numero degli arrivi di profughi in Europa, che era stato registrato nel 2014, esplode infatti quest’anno, spostandosi però verso la rotta del Mediterraneo orientale. Se, infatti, nel 2014 i profughi che avevano oltrepassato la frontiera europea erano stati 216mila (di cui 170mila in Italia) quest’anno il numero supera il milione, ma nel nostro paese il flusso è in calo, con 152mila arrivi registrati (20mila in meno dello scorso anno). Oltre ai numeri, l’importanza della questione migratoria, si impone nel dibattito pubblico e politico.

Come ricorda il dossier della Carta Di Roma, Notizie di confine, tutti i principali media italiani aumentano in maniera esponenziale lo spazio dedicato al fenomeno. Non solo, ma la crisi dei profughi, arrivata ormai nel cuore dell’Europa, entra in maniera preponderante tra le questione principali dell’agenda Ue. Dopo un tira e molla tra gli Stati, tra chi vuole alzare muri e promette filo spinato alle frontiere, e chi chiede una cooperazione nell’accoglienza, a settembre si arriva a un piano che prevede il ricollocamento di 120mila rifugiati tra gli Stati europei. Ma ad oggi, i numeri sono ancora esigui e il piano stenta a decollare. Così come non è ancora partito il sistema di hotspot, dove identificare i migranti da ricollocare. Il 2015 sarà ricordato, inoltre,  anche come l’anno dell’accoglienza dal basso: da nord a sud d’Italia, moltissimi cittadini si sono mobilitati, infatti per aiutare i migranti che arrivavano nelle diverse città italiane.

Cittadinanza. Sul fronte politico nazionale, tra i temi più rilevanti e dibattuti, c’è quello della riforma della cittadinanza, che introduce in Italia lo ius soli alla nascita e lo ius culturae. Il disegno di legge a firma Fabbri (Pd) ha già ottenuto il via libera dalla Camera, ora è fermo al Senato, ma la discussione riprenderà il 12 gennaio, e la maggioranza auspica una conclusione veloce dell’iter.

Povertà. La situazione, assai complicata da tempo, resta difficile. I dati Istat più recenti fanno attestare la quota di persone in famiglie gravemente deprivate dal 12,3% all'11,6%, in calo ma pur sempre a livelli praticamente doppi rispetto a quelli precedenti alla crisi (2007). A rischio povertà o esclusione sociale è il 28,3% delle persone, più di un italiano su quattro. Numeri con i soliti divari regionali, visto che al sud è quasi la metà della popolazione (45,6%) ad essere a rischio povertà o esclusione sociale. A fronte di questa situazione generale, il 2015 non ha portato nella realtà di tutti i giorni nessuna particolare novità relativamente agli strumenti a disposizione: l’unica eccezione è stato l’avanzare della sperimentazione della misura del Sia in dodici grandi città, con alterne fortune a seconda delle latitudini.

Se poco è cambiato, forse però nel corso del 2015 si sono gettate le basi perché qualcosa cambi negli anni futuri. L’obiettivo di un Piano nazionale di contrasto alla povertà entra per la prima volta e in modo sostanzioso nella discussione (e poi nel testo) della legge di stabilità per il 2016, prevedendo l’estensione a tutta Italia nel 2016 della misura di sostegno sperimentata nelle 12 grandi città e poi nel 2017 il via ad una vera e propria misura nazionale legata ad un riordino di tutte le misure di sostegno attualmente esistenti. Le risorse, seppure necessarie solo per un primo passo, sono comunque considerevoli rispetto al passato.

thumb_IMG_2118_1024Disabilità. Un anno, il 2015, in cui aumenta la visibilità delle persone con disabilità, e fortunatamente non con connotazioni solamente negative (come negli anni passati era successo con il fenomeno dei “falsi invalidi”). Anche se, a fare notizia, in tema di disabilità, sono soprattutto le storie di "sostegno mancato" e di una "Buona scuola" ancora tutta da costruire: alunni con disabilità senza sostegno adeguato, o senza sostegno alcuno; o "reclusi", piuttosto che inclusi, in aule separate, a volte molto anguste. Storie raccontate sempre da famiglie, da mamme soprattutto, che sempre più spesso rompono il silenzio per denunciare e per rivendicare i diritti dei propri figli.

A livello politico, fanno piccoli passi avanti i progetti per la non autosufficienza, arrivano al traguardo leggi importanti come quella sull’autismo, entrano nella legge di stabilità per il 2016 il “Dopo di Noi” e la vita indipendente, cambia con il Jobs Act anche la legge 68/99 sugli inserimenti lavorativi di persone con disabilità (con sindacati e associazioni che si spaccano sulla valutazione delle novità). Eppure, anche il 2015 si conclude senza nessuna novità sull’aggiornamento dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e del nomenclatore tariffario, fermo da tempo immemore (1999).

Mentre il vero tormentone dell’anno è il nuovo Isee, entrato in vigore il 1° gennaio e bocciato appena un mese dopo da alcune sentenze del Tar del Lazio proprio sulla norma che considera reddito le indennità e le provvidenze corrisposte ai disabili. Sentenze finora inapplicate, perché il governo ha scelto di andare dritto per la propria strada portando la vicenda al Consiglio di Stato, la cui pronuncia è attesa a breve.

Terzo settore. Nelle previsioni di un anno fa, la legge di riforma del terzo settore avrebbe dovuto essere approvata entro l’estate, per permettere al governo, con i decreti legislativi collegati, di dare subito uno scossone al mondo del terzo settore, facilitando l’associazionismo, rafforzando il servizio civile, liberando l’impresa sociale, valorizzando il volontariato, mettendo in piedi un sistema di controllo e di incentivi capaci di concentrarsi sulle attività più meritorie. La partita si è rivelata più dura del previsto: approvata in prima lettura alla Camera ad aprile, il testo è rimasto impantanato in Senato per via delle numerose modifiche pianificate rispetto alla versione votata a Montecitorio. Uno stallo che pare essersi sciolto solamente nelle ultime settimane, e che dovrebbe portare al traguardo dell’approvazione nel corso della prima parte del 2016.

Servizio civile e Corpi di pace. Annunciato come “l’anno della svolta”, il 2015 conferma un’inversione di tendenza positiva rispetto agli anni precedenti. Sono 49.912 giovani in servizio (o in imminente avvio), a fronte del numero record di oltre 170 mila candidature, frutto di diversi bandi. Più complicato l’iter per l’avvio dei “Corpi civili di Pace”, al via la sperimentazione con i primi 200 giovani.

(Fonte: Redattore Sociale)

Il sociale nel 2015: rifugiati, nuovo Isee, sostegno mancante, lotta a povertà ultima modidfica: 2015-12-30T23:23:55+00:00 da Riky