Istat: ecco i 6 profili-tipo del volontario italiano

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L’Istat, attraverso un approfondimento realizzato da Tania Cappadozzi della direzione centrale delle statistiche socio-demografiche e ambientali dell’Istituto, ha recentemente fotografato i profili tipo che delineano l’identikit del volontario In Italia. Secondo questa indagine, sarebbero sei i profili caratteristici dei rappresentanti del mondo del volontariato: si va dagli “stakanovisti della rappresentanza” agli “occasionali organizzati”, passando dalle “eccellenze”, i “laici dello sport”, i “religiosi” e i “professionisti dell’assistenza”.

L’analisi è stata presentata nell’ambito di un convegno, organizzato agli inizi di dicembre a Roma, per approfondire alcuni aspetti dello studio presentato nel luglio scorso e realizzato in collaborazione con Csvnet.

Il tasso di volontariato totale in Italia è pari al 12,6%, sono infatti 6,63 milioni le persone che in Italia offrono il loro tempo per gli altri. Quelli che fanno riferimento al volontariato organizzato sono il 7,9 per cento (4,14 milioni) mentre il tasso di volontariato individuale è pari al 5,8 per cento, cioè a 3 milioni di persone.

Per quanto riguarda le tipologie del volontario tipo, secondo la ricercatrice dell’Istat sono essenzialmente sei. Il gruppo più consistente (32 per cento) è rappresentato dai cosiddetti “volontari per credo religioso”: si tratta in maggioranza di donne casalinghe che si impegnano facendo da catechisti, insegnanti o nella gestione delle associazioni (segreteria) e nei servizi (raccolta fondi, addetti mense, pulizie, etc.). Le motivazioni e le ricadute di questo tipo di impegno sono legate al proprio credo e al bene della comunità. Queste persone, in genere, svolgono anche volontariato non organizzato e si impegnano per lungo tempo.

Al secondo posto ci sono i “professionisti dell’assistenza” (26,7%): anche in questo caso nella maggior parte dei casi sono attive le donne, ma l’età è molto più bassa. Si tratta, infatti, di giovani e studenti, ma anche i personale qualificato e specializzato nell’assistenza alla persona. Le persone che appartengono a questa categoria di volontari, di solito, operano in un’unica organizzazione che si occupa di sanità, assistenza sociale e protezione civile.

Al terzo posto della speciale classifica sul volontario tipo spiccano le “eccellenze del volontariato”, come le definisce l’Istat, cioè le persone laureate o comunque con un alto livello di scolarizzazione, che si impegnano in attività di elevata specializzazione ma anche in attività ricreative e culturali. Questo volontario tipo di solito opera in più organizzazioni, ha motivazioni orientate al bene comune e fruisce molto di attività culturali.

Scorrendo ancora la classifica dei profili, ci sono i “volontari laici dello sport”, per lo più allenatori delle piccole società sportive, che hanno già un’altra occupazione ma per motivi essenzialmente relazionali decidono di offrire la loro opera in maniera volontaria. In questo caso si tratta essenzialmente di uomini.

Sono in maggioranza maschi anche i cosiddetti “stakanovisti della rappresentanza”. Si tratta di dirigenti di associazioni volontari nelle organizzazioni politiche e sindacali. Spesso operano in più organizzazioni e dedicano alla causa oltre 40 ore mensili.

Infine, l’8 per cento del campione è rappresentato dagli “occasionali organizzati”: maschi, occupati con una fruizione culturale bassa e un impegno nel volontariato molto ridotto. Fanno parte di questa categoria, ad esempio, i donatori di sangue che non si attivano tramite le organizzazioni.

L’approfondimento di Tania Cappadozzi, mette in luce anche altri due aspetti del volontariato: la maggiore fiducia nel prossimo e il livello di benessere e ottimismo che mette in circolo. Se il giudizio sulla soddisfazione della propria vita nel totale della popolazione si ferma infatti al 6,8%, nel caso dei volontari non organizzati questo livello aumenta del 6,3%, mentre tra quelli organizzati dell’11%. Stesso vale per il livello di fiducia verso il prossimo, che tra i volontari organizzati aumenta del 14% anche nel caso di perfetti sconosciuti.

Secondo un settore dell’indagine focalizzato sulla “motivazione”, la metà dei volontari indica come molla che li ha spinti ad attivarsi, il “fare fronte” ai bisogni non soddisfatti, per la comunità e per l’ambiente. “I volontari ci dicono che da quando hanno iniziato il loro percorso si sentono meglio con se stessi e hanno cambiato il modo vedere le cose – spiega il curatore di questa parte della ricerca, Riccardo Guidi – mentre  le persone che non hanno avuto nessun cambiamento personale sono veramente poche”.  (R.R.)

(Fonte: Redattore Sociale)

Istat: ecco i 6 profili-tipo del volontario italiano ultima modidfica: 2014-12-16T17:32:36+00:00 da Riky