Milano, shopping impossibile in 16 mila negozi

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Ritorniamo a parlare di accessibilità, tema ricorrente nelle ultime settimane, grazie a un bell’articolo del “Corsera”, che vede peraltro protagonista un nostro giovane Socio, Mohammed Baidi, che ama percorrere in lungo e in larga la nostra città con la sua carrozzina, saggiandone le barriere. Perché, come si evince dall’articolo, Il nuovo regolamento edilizio impone ai locali di adeguarsi già da due anni (come all’epoca riportato dal nostro sito). Ma, nonostante i costi non proibitivi, solo il 12% dei negozi ha già avviato la procedura per mettersi a norma con pedana e campanello. (R.R.)

Né campanello esterno per chiedere assistenza, né pedana per superare il gradino all’ingresso. Se ti muovi in città su una sedia a rotelle ancora oggi resti fuori dalla maggior parte dei locali. La dotazione che ogni negozio, bar o ristorante dovrebbe avere l’hanno in pochi. Anche se dal 2014 il regolamento edilizio, articolo 77, prevede che se un locale pubblico non ha un ingresso accessibile deve avere almeno scivoli mobili. C’era un anno di tempo per adeguarsi, ne sono passati due. Ed ecco il quadro. Le barriere restano in periferia come in centro e anche nelle vie dello shopping, da corso Vittorio Emanuele a Buenos Aires, da corso Vercelli a via Torino.

Secondo Confcommercio «in città su 18 mila esercizi pubblici sono soltanto duemila le pratiche avviate per utilizzare pedane mobili». Eppure volendo per gli acquisti di Natale potrebbero essere accessibili almeno la metà dei negozi. Tempi e costi sono i seguenti: un mese per completare la pratica in Comune e per il progetto e l’acquisto della rampa, la spesa è intorno ai cinquecento euro. «Non tutti potranno utilizzare le pedane per la configurazione dell’immobile o per il marciapiede stretto, penso alle vie di Brera, per esempio — dice Marco Barbieri, segretario di Confcommercio —. È vero però che potrebbero essere a norma sette esercizi su dieci perché non hanno limitazioni strutturali».

Invece ecco il racconto di Mohammed Baidi, 24 anni, studente della Cattolica, in sedia a rotelle per una distrofia muscolare: «Mi sono spostato fra San Babila e il Duomo. Niente caffé al banco da Sant Ambroeus in corso Matteotti, né si entra al Panino Giusto o da Nespresso in piazza Liberty, o poco più avanti, da Dimensione Danza a alla gelateria Krem, fino a Football Team in Duomo». Alcuni punti vendita sono organizzati con un accesso senza barriere sul retro, alla Mondadori di via San Pietro all’Orto come da Foot locker in corso Vittorio Emanuele, spiega Mohammed. «Quasi nessuno però ha il campanello, devi sempre aspettare che un cliente gentile vada a chiamare un commesso».

E racconta ancora: «Alcuni negozianti dicono che si stanno organizzando, tanti semplicemente ammettono di non avere nulla ma c’è anche chi ti propone l’acquisto in strada: «Che cosa le interessa vedere? Possiamo portarlo fuori…». Mentre chi si è organizzato e sta già utilizzando la pedana mobile è soddisfatto: «È pieghevole e leggera e metterla a terra è questione di un attimo», dice la commessa di Camicissima in piazza San Babila.

Ecco allora il bilancio di Confcommercio: «In città è in regola il 12 per cento di esercizi e il 15 per cento ha avviato la pratica, chi può farlo si adeguerà. Crediamo sia segno di civiltà ed è anche potenziale business per negozi e artigiani». Perché questo ritardo allora? «Troppa burocrazia. E nessun contributo pubblico per le spese — aggiunge Barbieri— . Serve un consulente che prepari il bozzetto da allegare alla pratica, con la nostra convenzione il costo è di 200 euro da aggiungere alla spesa per la pedana, che è compresa fra i duecento e i quattrocento euro».

Non c’è una mappa di negozi e locali accessibili ma il Comune ha avviato verifiche e sondaggi con le associazioni di categoria e di via. Intanto risulta un quadro diverso per zone: «In alcuni quartieri c’è maggiore adesione rispetto ad altri. Quando si attivano i primi negozi, gli altri seguono a breve», osserva Marco Rasconi, presidente di Ledha, Lega per i diritti dei disabili, e sottolinea che poter vivere la città senza barriere è importante per le persone con disabilità e lo è anche per le mamme con i passeggini e per gli anziani.

E aggiunge: «Abbiamo partecipato alla stesura del regolamento, ci siamo confrontati con associazioni di categoria e anche con l’ufficio tecnico del Comune che accoglie le domande. Adesso bisogna puntare sulla comunicazione. Lanceremo a breve un “accessibility day” in cui chiederemo a negozi e locali di esporre la pedana mobile, chi ancora non l’ha ordinata finalmente si muoverà».

(Fonte: Il Corriere della Sera – Art. di Federica Cavadini)

Milano, shopping impossibile in 16 mila negozi ultima modidfica: 2016-11-03T19:40:05+00:00 da Riky