Per un ricordo più approfondito di Franco Bomprezzi

Franco.B.2

Ci sembra il caso, attenuatasi la grande tristezza per la perdita del nostro caro amico Franco Bomprezzi e diradatosi anche il clamore che la scomparsa per un personaggio di tale spessore inevitabilmente comporta, provare a tratteggiarne un ricordo più meditato, e per certi aspetti, anche più “personale”.

Innanzitutto ci piace sottolineare il suo rapporto costante, fattivo e duraturo nel tempo con la nostra Associazione, quella UILDM che, nonostante non si occupasse direttamente della patologia dalla quale Franco era affetto (l'osteogenesi imperfetta), lo ha visto schierarsi precocemente e in modo convinto tra le sua fila.

Il suo impegno all’interno della UILDM è stato solerte e a più livelli, da quello “comunicativo” a quello “politico”, tanto da diventarne Presidente Nazionale (dal 1998 al 2001), esperienza che chi scrive ha avuto modo di condividere insieme a lui, avendo fatto parte come Consigliere di quella Direzione Nazionale. Un’esperienza faticosa e un mandato tutt’altro che facile da portare a termine per Franco, che mise in campo tutte le sue doti di grande comunicatore, ma venne osteggiato più o meno apertamente sul piano politico da forze che non lavoravano certo per l’unità dell’associazione.

Ma Franco tenne duro fino alla fine chiudendo così quella pagina, in modo da permettere poi alla UILDM di ripartire con rinnovato slancio. Lui tornò a occuparsi di giornalismo e informazione: nella nostra Associazione, conservando il ruolo di Direttore Responsabile del periodico DM (che aveva assunto fin dal 1983), e poi al di fuori di essa, come direttore della testata della Fish “Superando”, come animatore del blog “InVisibili” sul Il Corriere della Sera e inoltre come primo direttore editoriale del portale Superabile.it, promosso dall’Inail nel 2000.

Perché a Franco piacevano a livello professionale le sfide, le nuove avventure e non aveva paura di mettersi in gioco se un nuovo progetto poteva aggiungere qualcosa all’offerta informativa generale e in particolare a quella, sempre troppo limitata e poco documentata, riservata al mondo della disabilità. Così accadde quando accettò di ricoprire la carica di caporedattore centrale in AGR (Agenzia giornalistica RCS) oppure, di nuovo nel campo del sociale, il ruolo direttore della rivista Mobilità, periodico innovativo pubblicato fino al 2008.  

Franco.B-200x200Di Franco Bomprezzi ci piace ancora sottolineare la sua naturale propensione a condividere la propria esperienza, che sfociava nella grande disponibilità verso chiunque cercasse un consiglio, un parere, un’indicazione.

Così ad esempio, quando il sottoscritto chiese di averlo come introduttore alla presentazione dei propri libri, ne ebbe un‘adesione immediata e convinta. E se per il primo libro da me pubblicato la sua presenza si concretizzò solo al secondo incontro coi lettori (organizzato quasi soltanto per il privilegio di avere Franco presente, giacché la prima volta a causa di un improvviso malore aveva dovuto rinunciare all’ultimo momento), in occasione della pubblicazione del secondo libro, presente un nutrito pubblico, la presentazione della mia raccolta di racconti vide una prolusione da parte di Franco, lunga, dettagliata e appassionata, tale da restare impressa negli ascoltatori ma soprattutto da confortare l’autore nella decisione di continuare a impegnarsi nel campo della narrativa.

Franco era diventato un punto di riferimento per tutti coloro che nel nostro Paese desiderano impegnarsi a favore dei diritti e lavorano ogni giorno per migliorarli. Un punto di riferimento sempre desideroso di condividere con altri le proprie esperienze. Pubblichiamo a questo proposito alcuni stralci di uno dei suoi ultimi scritti, “Liberi di volare”:

“…Questa volta mi trovo al Centro Clinico NEMO, sempre al Niguarda. Ho scelto di ricoverarmi qui per capire bene che cosa stesse succedendo al mio organismo, che non sta funzionando a dovere, e non solo per le conseguenze di un’embolia polmonare. Avevo ragione, c’era altro, problemi per così dire di funzionamento nientemeno che del pancreas e del fegato. Lo hanno capito in poche ore di day-hospital e quindi non mi hanno lasciato andare a casa, ma sono stato accolto subito in questo reparto luminoso, caldo, dai colori pastello della speranza e della serenità: i colori del pesciolino Nemo. Perché qui c’è una rete che spinge verso l’alto, con affiatamento e competenze elevatissime.

Dicevo del numero del letto. In realtà la camera nella quale mi trovo ha un nome: Liberi di volare, e dentro è piena di fumetti che rappresentano aerei in volo, e persino sul pavimento sono tracciati aeroplanini color arancio.

È un centro specializzato nato dall’incrocio di tante volontà e di personaggi tenaci: Alberto Fontana, Mario Melazzini, Renato Pocaterra, come dire UILDM e Telethon, AISLA, Famiglie SMA (atrofia muscolare spinale). … Ecco, è qui che sto combattendo una nuova battaglia per ritrovare salute e qualità della vita. … Ma sono anche giorni nei quali il pensiero è davvero libero di volare. Il pensiero di ciò che ho fatto sino ad ora, di ciò che vorrei continuare a fare a lungo, l’analisi serena dei progetti che mi spingono a guarire in fretta, perché c’è tanto da fare. …”.

E anche i suoi funerali, gremiti di folla, hanno rispecchiato la sua personalità: Padre Giuseppe Bettoni, che ha celebrato il rito nella chiesa di Santa Maria Incoronata a Milano, ha voluto fare uno “sgarro liturgico", proponendo come seconda Lettura della funzione, il post che Franco Bomprezzi aveva pubblicato lo scorso 2 agosto, il giorno dopo il suo compleanno e nel quale concludeva: “Guardare indietro non aiuta, mentre progettare il futuro ti permette di immaginare un mondo nel quale le nostre battaglie, i nostri ideali, le nostre speranze in qualche modo potranno avere una risposta. Tutti insieme”.

Tutti insieme, come nella chiesa di Corso Garibaldi, zeppa di personalità del giornalismo e della politica e di gente comune. Tanti i soci UILDM, molti di loro della nostra Sezione. Tutti amici di Franco. Un funerale con i gonfaloni della Regione Lombardia, della Provincia, del Comune di Milano, di varie associazioni e della sua squadra del cuore, l'Inter.

E il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha ricordato anche i tempi in cui Bomprezzi era un cronista di razza al Mattino di Padova: "Sempre il primo ad arrivare sui fatti". E il suo impegno a Milano, la collaborazione con il Comune sull'accessibilità di Expo. "Caro Franco – ha concluso il sindaco -, hai avuto la capacità di dimostrare con i fatti che anche le difficoltà possono essere superate, che le utopie possono diventare realtà. Le tue battaglie erano le nostre battaglie, le battaglie di tutti. E questo ci ha unito".

Franco Bomprezzi è stato una persona positiva, impegnata e desiderosa di comunicare fino alla fine.

Riccardo Rutigliano 

Per un ricordo più approfondito di Franco Bomprezzi ultima modidfica: 2014-12-29T17:51:48+00:00 da Riky