Quale futuro per la Riforma del Terzo settore?

politica sociale e sociosanitaria

Vita.it denuncia la rappresentazione di un film già visto: alla soglia della scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti alla proposta di Legge delega di riforma del Terzo Settore, la presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, decide di prorogare, senza evidenti ragioni, i termini. Dal 9 luglio si era già passati al 21 luglio, deadline che oggi, a quanto si apprende, viene spostata al 7 settembre.

I reali motivi? Il silenzio del Governo e in particolare del sottosegretario Luigi Bobba, che contattato dalla nostra redazione preferisce per ora «sospendere ogni commento», lasciano spazi a più di una congettura. E forse la guerra intestina al Partito democratico, la Finocchiaro è catalogabile nelle fila dei fedelissimi di D’Alema, sta giocando un ruolo pesantissimo nel zavorrare un percorso legislativo che ha già vissuto approfonditi e meritori momenti di confronto attraverso le tante audizioni tenute sia alla Camera in prima lettura che al Senato.

Anche perché fuori dal Parlamento in questi giorni è emersa fortissima l’urgenza della Riforma da parte del mondo della società civile. E adesso? L’ingorgo con la discussione in Parlamento con la legge di Stabilità è ormai certo. Che questo significhi il fine corsa della Riforma comincia a diventare ipotesi probabile.

Per Giovanna Melandri, portavoce della Task Force italiana sull'impatto sociale e presidente di Human Foundation «Nel nostro Paese, le imprese o cooperative sociali si trovano spesso impantanate in un paradosso: vorrebbero investire per innovare ed innovarsi, ma non trovano interlocutori attenti, salvo alcuni rarissimi casi, nei settori tradizionali, sia pubblici che privati. In tal senso, credo sia fondamentale che la Legge delega di riforma del Terzo Settore, possa vedere una celere approvazione da parte del Parlamento. Secondo alcune stime, infatti, un ecosistema favorevole agli investimenti ad impatto sociale potrebbe contribuire a mobilitare, nei prossimi anni, circa 30 miliardi di euro a favore delle imprese sociali. Un flusso di capitale paziente che può sostenere tutta una serie di processi, che stanno avvenendo, in maniera quasi spontanea nei territori».

Anche Valeria Negrini, vicepresidente di Federsolidarietà – Confcooperative e presidente della cooperativa sociale La Rete di Brescia, guarda come tutti con preoccupazione all’impasse che sembra aver bloccato al Senato la Riforma del Terzo Settore a causa dell’ulteriore slittamento del termine per la presentazione degli emendamenti. «Ormai siamo a oltre un anno da quando è stata lanciata e nelle diverse realtà si è creata una grande aspettativa che non va tradita. Al di là delle valutazioni, credo che la necessità di un riordino in questa materia sia auspicato da tutti. La vera preoccupazione è che la discussione si allunghi all’infinito fino a vanificare il senso della riforma», dice.

«Alla fine dell’anno il governo deve anche occuparsi del riordino del Codice degli Appalti e anche questo aspetto andrebbe preso in considerazione», aggiunge Valeria Negrini. È importante poi che la Riforma faccia chiarezza sul Libro 1° titolo 2° del Codice Civile per definire meglio le norme in termini di trasparenza e di governance. Quello dell’impresa sociale, comunque, non è l’unico aspetto importante. Molti altri non vanno trascurati, come quello di un maggiore controllo, di un monitoraggio, magari affidato alla stessa Anac (l’Autorità nazionale anti corruzione), che garantisca la totale trasparenza. E altrettanto importanti sono questioni come la stabilizzazione del 5 per mille o l’organizzazione del Servizio civile».

«Noi siamo anche preoccupati del silenzio sulla questione dell’Iva agevolata al 4%. Anche questo è un dibattito che va chiuso, in coerenza con la Riforma. Sarebbe troppo oneroso non poter più compensare l’Iva sugli acquisti. Occorre una risposta anche per questo aspetto», continua, sottolineando che «per i territori la Riforma comporterebbe la possibilità di avere maggiore chiarezza rispetto alla Pubblica Amministrazione e consentirebbe di aprire nuove strade anche nei settori della salute, del turismo, dell’housing sociale, del commercio equo. Oltre a consentire una maggiore chiarezza anche tra di noi, per capire chi fa cosa e come». (R.R.)

(Fonte: Vita.it

Quale futuro per la Riforma del Terzo settore? ultima modidfica: 2015-07-23T21:07:01+00:00 da Riky