Quando anche il giocattolo si accorge della disabilità

LEGO.Disabile

Dopo la notizia che la famosa casa produttrice delle costruzioni con i mattoncini per bambini Lego ha inserito un personaggio con disabilità in una sua linea di costruzioni in ambienti a tema, è fiorito un interessante dibattito sull’argomento dei giocattoli “pensati” per rappresentare anche la disabilità. Vi offriamo 2 contributi, uno del Corriere della Sera più orientato a diffondere la parte informativa sulla notizia riguardante la Lego, l’altro tratto da Superando.it, più orientato al commento su questa nuova frontiera culturale, nelle parole di Simona Lancioni. (R.R.)

Presentato alla Fiera Internazionale del Giocattolo di Norimberga, il nuovo personaggio accoglie le richieste della campagna #ToyLikeMe per chiedere alle aziende di realizzare giochi rappresentativi della disabilità. In vendita dal prossimo luglio.

Dopo le critiche ricevute l'estate scorsa per aver inserito un omino anziano su una sedia a rotelle nel nuovo Duplo Community People Set, promuovendo così lo stereotipo che solo gli over 65 potessero soffrire di disabilità, la Lego ha deciso di correre ai ripari. E lo ha fatto in occasione della Fiera Internazionale del Giocattolo di Norimberga (la più grande del settore), presentando il primo ragazzino in carrozzina, con a fianco quello che sembra un cane-guida per disabili, nel set «60134 Fun in the Park», che fa parte della serie City.

Le promotrici della campagna. La foto del nuovo personaggio è apparsa sul blog specializzato Promobricks ed è stata poi condivisa sul sito Brickfans, che ha ricordato proprio le recenti accuse d'insensibilità nei confronti dei disabili mosse all'azienda svedese dalla campagna social Toy Like Me, lanciata da tre mamme inglesi per chiedere alle case produttrici di giocattoli di creare giochi rappresentativi della disabilità. «Perché la Lego continua ad escludere 150 milioni di bambini disabili, evitando di rappresentarli positivamente nei loro prodotti?», si chiedeva una delle promotrici della campagna, la giornalista Rebecca Atkinson, sul Guardian lo scorso dicembre. Una domanda alla quale l'azienda produttrice dei celebri mattoncini aveva inizialmente risposto sottolineando che «la bellezza del mondo Lego sta nel fatto che i bambini possono scegliere come usare i nostri pezzi per costruire le loro storie».

Ma il successo della petizione online promossa da #ToyLikeMe (si sono superate le 20 mila firme) nonché il polverone sollevato in estate per l'anziano in carrozzina (fra l'altro era stato anche criticato il modello di carrozzina «perché non sembra permettere al disabile di muoversi autonomamente») hanno spinto la Lego a tornare sui propri passi. E a quanto riporta ancora il blog Promobricks, il ragazzino disabile non è la sola novità del mondo Lego, visto che nello stesso setdebutta anche un neonato in passeggino. Destinato ai bambini fra i 5 e i 12 anni, il nuovo set Lego City sarà in vendita a partire dal prossimo luglio, a 39,99 euro.

Simona Marchetti

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Se le persone con disabilità fanno parte dell’umanità, anch’esse, al pari delle altre, devono essere raccontate e rappresentate. Dove? Ovunque! In proporzione, certo, ma ovunque. Nella letteratura, sui giornali, in TV, nella pubblicità… nei giochi.

Ultimamente c’è una grande produzione di giocattoli che rappresentano persone disabili, anche se il fenomeno non è certo una novità. L’ultima arrivata è la LEGO, che ha presentato alle Fiere del Giocattolo di Londra e Norimberga un nuovo personaggio in sedia a rotelle (della serie City). L’iniziativa è stata presa dietro la sollecitazione della campagna social #ToyLikeMe (letteralmente “Un giocattolo come me”), rivolta da tre mamme di bambini disabili inglesi alle aziende produttrici di giocattoli, per indurle a realizzare giochi rappresentativi della disabilità, anche tramite una petizione indirizzata espressamente alla LEGO, che ha raccolto più di ventimila firme, all’insegna del messaggio: «Per favore, rappresenta positivamente la disabilità attraverso i tuoi giocattoli».

Le adesioni alla campagna delle mamme inglesi sono state numerose e nel sito del «Corriere della Sera» viene pubblicata una galleria fotografica che mostra alcune realizzazioni.

Anni addietro, esattamente nel 1997, c’era stata Becky, la bambola in sedie a rotelle, amica della, decisamente più famosa, Barbie (prodotte entrambe dalla Mattel), e ora, perché proprio nessuna si senta esclusa, stanno arrivando anche le versioni di Barbie minuta, bassa e “curvy”.

LEGO.CityE ancora, ogni tanto qualcuno tira fuori il bambolotto con i tratti tipici della sindrome di Down, e anche questo, manco a dirlo, si porta dietro il suo bel corredo di polemiche. Infine c’è chi, naturalmente, la bambola con disabilità la produce proprio per fare polemica, come nel caso della “bambola handicappata GIL”, provocatoriamente realizzata nel 2012 in Svezia dalla Cooperativa per la Vita Indipendente di Göteborg (GIL), al fine di contrastare il pietismo e il buonismo cui spesso sono soggette le persone con disabilità. «Se avete un profondo bisogno di essere dolci e sensibili con qualcuno che ha una disabilità fisica o intellettiva, compratevi una di queste bambole», invitava Anders Westgerd, promotore dell’iniziativa, persona con disabilità ed esponente di GIL.

Ma questi “giocattoli disabili” sono utili? I bambini e le bambine con disabilità potrebbero avere il desiderio di sentirsi rappresentati, e di trovare tra i tanti giocattoli disponibili anche quello che rispecchia in modo più fedele le proprie caratteristiche. I bambini e le bambine senza disabilità non dovrebbero farsi particolari problemi a giocare con qualsiasi gioco e, così facendo, a confrontarsi con le tante diversità che possono caratterizzare gli esseri umani. L’importante, credo, è che la scelta di giocare con questo o quel gioco rimanga spontanea, e non sia imposta dagli adulti. Infatti, non è scontato che tutti i giochi piacciano a tutti i bambini, e che anche i bambini e le bambine con disabilità gradiscano e preferiscano sempre i “giocattoli disabili”. Qualcuno o qualcuna potrebbe infatti concludere: «Siccome sono diverso/a, mi regalano giochi diversi…». ….

Forse, ferma l’importanza di rappresentare tutte le diversità umane – anche nei giochi e nei giocattoli -, converrebbe lavorare di più perché i bambini e le bambine con disabilità fossero messi in condizione di giocare assieme agli altri bambini e alle altre bambine con gli stessi giochi utilizzati da tutti e tutte. Purtroppo i progetti realizzati non sono ancora tantissimi, ma qualcosa si sta facendo, ad esempio, per rendere accessibili i diversi giochi utilizzati per allestire i parchi gioco.

Fare in modo che tutti i bambini e le bambine – ognuno e ognuna con la propria diversità – possano giocare assieme, continua a rimanere il miglior modo per fare esperienza della diversità. Tra giocare con un “giocattolo disabile”, e giocare con un bambino disabile, credo che la seconda sia sempre da preferire.

Simona Lancioni

(Fonti: Il Corriere della Sera e Superando.it)

Quando anche il giocattolo si accorge della disabilità ultima modidfica: 2016-02-25T18:55:47+00:00 da Riky