A ritmo di ballo la cultura dell’handicap fa passi da gigante

GiusyVersace

Ha emozionato e conquistato il pubblico la vittoria di Giusy Versace al programma di Rai1 “Ballando con le Stelle”. Giusy, biamputata alle gambe a seguito di un incidente autostradale, è ora atleta paralimpica, scrittrice, indossatrice, ma soprattutto “persona”, non importa se “con” o “senza” handicap.

“Ballando con le Stelle” con Giusy Versace che alza la coppa della vittoria – scrive ad esempio Claudio Arrigoni – nasce nel regno del paradosso. Quello dove una donna senza gambe, tranciate da un guardrail su un’autostrada, può danzare, correre e saltare, facendolo così bene da vincere una gara che ha i piedi in primo piano. E Giusy non li ha. Ma mentre si muove sulla musica, insieme al suo maestro e compagno Raimondo Todaro, va oltre questo. Dice: “si può fare”. 

Scrive ancora Arrigoni: “Il grande messaggio sta qui. Giusy lo porta con la naturalezza del sorriso. Arriva immediato, senza bisogno di spiegazioni. Parola chiave: emozione. Ecco perché quando il pubblico votava sceglieva lei: non vedeva la disabilità, capiva le abilità”. Un modo apparentemente spensierato ma senz'altro efficace per diffondere la cultura dell'handicap.

Citiamo sempre dallo stesso testo: “Non era più solo una gara di ballo. Danzare è diventato un pretesto per andare oltre. A casa, davanti alla TV, si era capito fin dalla prima sera. Non tutto facile: se fosse facile, poi, dove sarebbe la passione? Giusy ha portato quella che mette in ogni cosa che fa, dalla corsa verso la Paralimpiade, al volontariato con la sua Associazione Disabili No Limits, alla Fede mai nascosta”.

Ballando_Con_Le_Stelle_LogoClaudio Arrigoni, che da anni segue con passione e competenza il mondo della disabilità per il Corriere della Sera (ricordiamo la rubrica-blog “ InVisibili ”, arricchita anche dai contributi di Franco Bomprezzi) e per la Gazzetta dello Sport quello dello sport paralimpico, o in genere praticato da disabili, ha pubblicato sul più celebre quotidiano sportivo una gran bella intervista a Giusy Versace, che riproponiamo qui di seguito:

Una donna senza gambe che vince Ballando con le Stelle. Benvenuta nel regno del paradosso, Giusy.

«Sembra strano, vero? Non lo avrei creduto possibile neanche io. Quando Milly mi ha chiamato non volevo andare».

Poi ha detto sì.

«Chiedevo agli amici, speravo dicessero: "ma sei pazza, come fai senza gambe?". Invece erano tutti entusiasti. Non avevo scuse. E anche il mio fidanzato Antonio “Se non vai ti lascio”, mi ha detto».

Ora lascerà le gare?

«Neanche per idea. Ne parlai subito con Andrea Giannini, il mio allenatore. Mi disse: vai, quel palco ti farà lanciare un grande messaggio».

Quando iniziò a correre fu diverso.

«Mi sentivo dire: non ce la puoi fare, ti farai male, stai attenta che cadi. Anche che sculettavo troppo».

Dopo la corsa, il ballo dunque.

«Non mi aspettavo di tornare a ballare. Lo facevo da bambina. Poi alle feste con le amiche».

Agosto 2005: vita cambiata.

«Viaggiavo per lavoro sulla Salerno Reggio Calabria. Il guardrail ha tranciato auto e gambe».

Come affrontò quei momenti?

«Grande tristezza. Ma vedevo mamma piangere, allora io sorridevo. Per camminare con le stampelle ci vollero due anni. All'inizio sbagliavo, cercavo la vita di prima, invece di capire che era cambiata».

La aiutò una grande fede in Dio.

«E' così. Ero a Lourdes, dove faccio la volontaria per l'Unitalsi. Mi chiedevo: perché proprio a me? Cambiai il modo di pensare: perché non a me?»

Cosa ha portato a Ballando?

«Volevo che la mia energia spaccasse il mondo e la gente capisse, guardasse la disabilità con occhi diversi: Non so se sono riuscita, ma ci ho provato».

Guardate le abilità, non la disabilità: è il messaggio dello sport paralimpico. Ma in un grande show come Ballando…

«Pensavo agli altri e invece Ballando ha arricchito me in modo straordinario. Mi ha completato come donna, come quando corro: quando ballo non sento la disabilità».

E lei cosa porta via da Ballando?

«Un paio di scarpe con i tacchi. Non le avevo più messe».

Per qualcuno ha vinto perché ha suscitato pietismo.

«Ho letto qualche commento un po' cattivo. Mi sono spiaciuti. Spero che chi mi ha votato lo abbia fatto per il ballo».

Bellissima la tenerezza che Todaro aveva verso di lei.

«Anche senza telecamere stavamo insieme, in giro mi teneva per mano. Se non ci fosse stato lui, non sarei riuscita a farcela».

Una protesi volata via durante un ballo. E' stato imbarazzante?

«Ma no. Capita. Ho pensato: e se ha colpito qualcuno? Poi ho detto a Raimondo: "ho perso la gamba". Nella vita di tutti ci sono momenti facili e difficili, gioia e dolore. Importante è saperli affrontare, superando le paure, che è giusto ci siano».

Ha anche mostrato bene le sue protesi in un ballo.

«Tempestate di Swarovski. Nel quickstep ho dovuto usare le lingue in carbonio: non avevo scelta. Luccicavano perché mi piaceva l'idea di renderle un po' fashion. La disabilità non deve far rinunciare alla femminilità».

Era in finale con Andrew Howe. Anche lui corre e salta.

«E' un fenomeno, sembra un professionista del ballo. Bello poi che veniamo dall'atletica. E magari saremo entrambi a Rio. Se avesse vinto sarei stata felice, come lui lo è stato per me».

Lo scorso anno vinse la Di Francisca (Campionessa olimpica di scherma, Ndr). Cosa hanno in più gli sportivi?

«Lo sport aiuta ad affrontare la competizione. A Ballando ci si allena anche 6 ore senza fermarsi».

Ballare con le protesi. Vedendo lei sembrava facile.

«Raimondo mi ha trasformata non dico in una ballerina, ma almeno in una donna che balla. Durante le prove a volte ci fermavamo. Avevo male a gambe e schiena. Poi si riprendeva, perché la vita è così, per tutti, amputati e no».

Quell'ultima canzone nell'ultimo ballo, Viva la Vida dei Coldplay, sembra il suo manifesto.

«Amo la vita. Ci sono rimasta aggrappata quando sembrava fuggire via. Ho la testa, ho il cuore, vado dove mi pare. Farei peccato davanti a Dio se mi lamentassi».

Come il titolo del suo libro: Con la testa e con il cuore si va ovunque.

«Nella foto di copertina c'è tutto: io con le lame e una gonnellina, la pista di atletica, i trucchi, un paio di scarpe tacco 12».

Ora la testa va alla Paralimpiade di Rio?

«Non essere a Londra fu una grande delusione. Fra qualche mese ci sono i Mondiali e nel 2016 in Brasile vorrei proprio esserci. L'ho detto a Raimondo: fra poco si torna a ballare il samba, vero?». (R.R.)

(Fonti: Superando.it e La Gazzetta dello Sport)

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