Scuola Svizzera di Milano, un commento a vicenda conclusa

Scuola disabili nella scuola

Riprendiamo la vicenda relativa alla Scuola Svizzera di Milano, che aveva escluso dai propri corsi le persone con disabilità, salvo poi fare marcia indietro, su sollecitazione delle autorità elvetiche, giunta dopo la levata di scudi di tante associazioni a tutela dei diritti delle persone con disabilità, ma anche del nostro Ministero della pubblica istruzione, che aveva ricordato come in Italia il diritto all’inclusione scolastica sia sancito per legge.

Sulla vicenda, che non avevamo avuto modo di trattare durante la pausa estiva della nostra testata, diamo spazio a quanto ha scritto Giovanni Merlo, direttore di LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). (R.R.)

Ci deve essere un malinteso. Noi siamo lì sotto la vostra scuola, in Via Appiani 22, suoniamo al citofono e ci sbracciamo quando vi affacciate alla finestra. Voi ci dite che non è il caso di insistere. La vostra è una scuola dove si devono imparare tre lingue: è troppo difficile per noi. Noi, invece, insistiamo, ci affacciamo al vostro cancello e attraverso le sbarre continuiamo a cercare di attirare la vostra attenzione.

A quel punto (forse un po’ seccati?) voi ci dite che vi dispiace. Il vostro del resto è solo un «consiglio che si ispira alla cultura protestante da cui veniamo, in cui le cose si dicono chiare. Non vogliamo che si vada tutti avanti e poi, magari, qualcuno cade». Ma noi insistiamo ancora e finalmente ora l’equivoco si potrà chiarire. Noi non vogliamo entrare. Al contrario, vi stiamo invitando ad uscire, ad unirvi a noi e a tutti quelli che, come noi (e sono tanti), pensano che il mondo possa cambiare solo iniziando a vedere le cose da un altro punto di vista.

E non solo il punto di vista delle persone con «dislessia, discalculia, Adhd, Sindrome di Asperger, autismo e disturbi comportamentali», ovvero di quelle persone che voi ritenete non idonee alla vostra scuola, ma di tante altre persone e realtà.

Non vogliamo annoiarvi consigliandovi di leggere i nostri documenti. È sufficiente dare un’occhiata a come l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce dal 2001 la disabilità, cioè una «condizione di salute in un ambiente sfavorevole». Oppure leggere come l’Organizzazione delle Nazioni Unite abbia stabilito dal 2006, con forza di legge, che la «disabilità è il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali e ambientale, che impedisce loro la piena ed efficace partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri».

In altre parole, vi chiediamo di provare a considerare che ogni bambino e ragazzo, messo nelle condizioni opportune, possa crescere bene e imparare a capire e a fare anche cose molto difficili e impegnative: come ad esempio cadere per poi rialzarsi.

Ai nostri occhi, i vostri timori e le vostre preoccupazioni appaiono curiose, strane. Sicuramente sapete che consentendo a una persona con problemi di vista di portare gli occhiali, gli permetterete di affrontare e superare grandi difficoltà. Allo stesso modo, cosa vi impedisce di capire che potete ottenere lo stesso risultato consentendo a un ragazzo con problemi di discalculia di utilizzare una calcolatrice?

E cosa vi impedisce di capire che sono gli insegnanti a dover trovare per ciascun alunno (non solo per quelli considerati “disabili”) le strategie e gli ausili migliori per poter esprimere al meglio le proprie potenzialità? Per alcuni sarà facile, quasi banale: per altri sarà più complesso, ma anche molto più interessante e sfidante. A voi, che abituate i vostri studenti ad affrontare grandi difficoltà, questo non dovrebbe fare paura.

Ne stiamo parlando molto tra di noi. Come fanno a non capire? Secondo le modalità con cui abitualmente vengono valutate le persone con disabilità, voi sareste giudicati “un caso grave”. Eppure siamo certi che il vostro quoziente di intelligenza sia più che adeguato: ci avete detto che sapete come minimo tre lingue e che avete studiato nelle migliori università svizzere e del mondo intero. Forse siete solo ansiosi: avete (ancora!?) paura che i vostri ragazzi, venendo a contatto con altri tipi di difficoltà, con modi differenti di comunicare rispetto ai loro “rimangano indietro” nella dura sfida globale mondiale.

State tranquilli: i vostri sono solo pregiudizi dettati dalla non conoscenza. L’università italiana sforna ogni anno laureati che non trovando purtroppo spazio per lavorare nel nostro Paese, emigrano e sono contesi dalle grandi aziende e dai centri di ricerca di tutto il mondo. E gran parte fra questi hanno avuto diversi compagni con disabilità, sin dalla scuola dell’infanzia e alcuni anche alle scuole superiori. E, tenetevi forte, alcuni fra questi studenti sono a loro volta ragazzi con disabilità.

Ecco perché insistiamo a suonare alla vostra porta, invitandovi ad uscire. Perché abbiamo capito le vostre difficoltà: siete solo rimasti indietro. Avete bisogno solo di qualche “lezione supplementare” e forse di un po’ “di assistenza psicologica”.

Tutti impegnati a imparare tante lingue straniere, non avete avuto il tempo e l’occasione di scoprire che ci sono tanti e diversi modi di comunicare e di insegnare anche concetti difficili. Non avete avuto l’opportunità di leggere sui libri di pedagogia e di sperimentare direttamente che, in una classe e in una scuola, è bene che ci siano tante differenze, perché rappresentano una fonte inesauribile di conoscenza e crescita reciproca.

In Italia lo facciamo, in mezzo a tanti problemi, da quarant’anni: non sono certo che siamo i primi della classe (anche se io lo penso), ma di certo siamo arrivati primi. E adesso gli altri Paesi, ci vengono dietro e in tutto il mondo l’inclusione scolastica è la sfida imposta dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità: «Gli Stati Parti garantiscono un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli […]». E la Convenzione ONU è stata Approvata dall’Assemblea Federale Elvetica il 13 dicembre 2013 ed è entrata in vigore per la Svizzera il 15 maggio 2014.

Coraggio, aprite quella porta, aprite quel cancello. Venite a conoscerci: abbiamo un sacco di cose da raccontarvi, da farvi sperimentare, da spiegarvi. Lo faremo volentieri e persino gratis, senza farvi pagare “costi supplementari”. Sarà bello farlo insieme, tutti insieme: senza di voi non è la stessa cosa. Questa è la bellezza dell’inclusione: non poter sopportare che qualcuno rimanga tagliato fuori, escluso, per via della sua disabilità. Insieme a noi, idealmente, potete trovare tante persone con «dislessia, discalculia, Adhd, Sindrome di Asperger, autismo e disturbi comportamentali» che hanno contribuito in modo determinante alla crescita del sapere e della cultura nel mondo: Leonardo da Vinci, Benjamin Franklin, Pablo Picasso, Alan Turing.

Tranquillo, là in fondo, insieme al nostro grande maestro Franco Bomprezzi (che se la ride sotto i baffi), si trova anche un certo Giovanni Calvino. Entrambi non avrebbero potuto insegnare nelle vostre classi: Franco perché si muoveva usando la carrozzina e Giovanni perché con la sua asma non sarebbe riuscito a superare tutte quelle scale che si trovano nel vostro «edificio su più livelli senza ascensori» e quindi «non adatto a studenti con gravi handicap motori».

Non vi offendete (troppo) e abbiate pazienza con noi. Venite a conoscerci. Alla fine ne varrà la pena.

di Giovanni Merlo,

Direttore della LEDHA

Scuola Svizzera di Milano, un commento a vicenda conclusa ultima modidfica: 2017-09-08T16:40:31+00:00 da Riky