Sostegno: cattedre a non specializzati e abilitati disoccupati

Scuola disabili nella scuola

Riportiamo di seguito un nuovo articolo di Renato La Cara, qui in collaborazione con Lorenzo Vendemiale, pubblicato da il Fatto Quotidiano. Sempre sul tema della scuola, riporta in particolare con un approfondimento sulla problematica del sostegno, vista dalla parte degli insegnanti. (R.R.)

I ragazzi disabili aumentano, i docenti specializzati mancano e l’assistenza non è mai abbastanza. Il sistema italiano di sostegno è considerato uno dei migliori d’Europa per qualità e quantità. Ma andatelo a dire alle famiglie che ogni anno si ritrovano con i propri figli abbandonati. O a maestri e professori costretti a vivere nell’incertezza. “Vorrei solo aiutare chi ne ha bisogno”, dicono loro. In molti casi, però, non è possibile. Da un anno il Ministero dell’Istruzione si arrovella su come cambiare la figura dell’insegnante di sostegno, ma il vero problema è uno e uno soltanto: la precarietà. Migliaia di posti scoperti perché non ci sono specializzati, decine di migliaia coperti ma solo con delle supplenze. Con in più la beffa di personale qualificato che resta a casa senza lavoro perché magari è in graduatoria nella provincia sbagliata. Una situazione in cui perdono tutti. Eccetto forse le casse dello Stato, che risparmia centinaia di milioni grazie ai contratti a tempo determinato.

Non che negli ultimi anni il governo non abbia aumentato la spesa in sostegno a disabili: negli ultimi 15 anni i docenti di sostegno sono quasi raddoppiati, passando dai 65.615 del 2001 ai 124.572 del 2016. Intanto, però, sono aumentati anche gli studenti (8mila in più solo nell’ultimo anno). Da una parte c’è la carenza cronica di specializzati: pochi, pochissimi per il fabbisogno delle scuole. Basti pensare che all’ultimo concorsone in molte Regioni c’erano meno candidati che posti messi a bando. Dall’altra c’è la percentuale di supplenti, che si mantiene troppo alta: circa il 37% del totale, con tutto ciò che questo comporta per i ragazzi (il trauma di dover ricominciare ogni anno da zero). Con i mille provvedimenti della Buona scuola, il governo non è riuscito ad incidere realmente né sull’uno, né sull’altro problema. Proprio la delega in fase di sviluppo ha bloccato l’attivazione di un nuovo corso di Tirocinio Formativo Attivo, l’unico strumento che potrebbe specializzare nuovi docenti. Mentre le continue deroghe (28mila anche quest’anno) alimentano il fenomeno delle supplenze e l’assurda divisione tra organico di diritto e organico di fatto. Che ora la legge di Stabilità dovrebbe risolvere per i posti comuni, ma non per il sostegno (a cui sono riservati appena 5mila delle 28mila stabilizzazioni previste).

Inclusione scolasticaCosì la frustrazione degli alunni disabili, raccontata da ilfattoquotidiano.it, è vissuta in prima persona anche dai docenti di sostegno. “La situazione è diventata insostenibile. Il governo dovrebbe almeno stabilizzare subito tutti gli insegnanti specializzati presenti in seconda fascia d’istituto e nelle Graduatorie ad Esaurimento”, afferma il portavoce nazionale degli insegnanti di sostegno precari, Ernesto Ciraci.

Attualmente ce ne sono circa 15mila in tutto il Paese, distribuiti soprattutto nelle Regioni meridionali (ad esempio 3.356 in Sicilia, 1.552 in Campania, 1.423 in Puglia, 728 in Calabria secondo il censimento del Coordinamento). Alcuni di loro lavorano, ma solo a tempo determinato o su spezzoni di contratto. Altri addirittura restano a casa: disoccupati, perché in lista in Regioni troppo affollate, senza possibilità di trasferirsi altrove fino all’anno prossimo (quando il Miur aggiornerà le graduatorie). Mentre al Nord i presidi disperati sono costretti a mandare in cattedra docenti senza il titolo di specializzazione sul sostegno, o in certi casi neppure abilitati. Con buona pace di chi questo mestiere vorrebbe farlo davvero, per vocazione e non per utilità.

FROSINONE – “Lavoro solo 6 ore a settimana e ogni anno mi fanno seguire uno studente diverso”

“Sono sei anni che lavoro sul sostegno, con esperienze sempre meravigliose quanto difficili, ma non ho mai visto una situazione grave come quest’anno”. Ferdinanda Martin è amareggiata. Chiede solo “di lavorare al fianco di ragazzi e ragazze disabili”. Una laurea quinquennale in Psicopedagogia con specializzazione sui disturbi gravi dell’apprendimento e della personalità non basta, però: “Speravo che con la riforma le cose migliorassero, invece sono peggiorate, è un incubo. Siamo a oltre un mese dall’avvio delle lezioni e nella nostra provincia le assegnazioni sono state appena fatte, e peraltro sono insufficienti”. A lei non è andata benissimo, pur avendo un’ottima posizione in graduatoria: ha ricevuto soltanto una convocazione per fare 6 ore a settimana e per un periodo limitato all’assenza di una collega a riposo per l’allattamento del figlio. “Mi resta solo l’indignazione per quanto stiamo vivendo. Ma penso anche a chi sta peggio di me, senza lavoro, abbandonato dallo Stato”.

TORINO – “Volevo restare al fianco del mio alunno, non me l’hanno permesso”

Teresa Ruggiero oggi lavora in provincia di Torino, dopo essere stata a lungo a Napoli. “Dal 2007 al 2010 ho seguito un bambino autistico grave, dalla seconda alla quarta elementare. Purtroppo però in quinta l’ho dovuto lasciare, perché sono passata ad insegnare alle scuole medie in un’altra città”. Con lo studente con una particolare disabilità psichica nei tre anni insieme si era “instaurato, dopo tanto lavoro, un rapporto di grande empatia ed enormi progressi nell’area comunicativa”. Ma poi la donna si è trasferita al Nord.  “E nonostante i genitori abbiano anche fatto ricorso al Tar per garantire la continuità didattica, mi è stata negata la possibilità di rimanere lì”. “Il mio – prosegue – è solo uno dei tanti casi che dimostrano come il nostro sistema non tenga veramente a cuore le esigenze dei ragazzi: loro dovrebbero venire prima di tutti, invece pagano sulla loro pelle la nostra precarietà”.

CROTONE – “In tante scuole c’è bisogno di me, sono ‘intrappolato’ nelle graduatorie del Miur”

La storia di Antonio Macchione, 41 anni, è comune a quella di migliaia di insegnanti che hanno acquisito l’abilitazione sul sostegno, spinti “dal desiderio di voler aiutare chi ha più bisogno”. Ma questa “passione civica” viene stroncata dalla burocrazia, liste di attesa troppo lunghe, vincoli di permanenza sulla provincia. “Mi sento deluso e sconfortato nell’essere ancora disoccupato. Anche perché so bene che in tante scuole mancano insegnanti specializzati e ci sarebbe bisogno di me”. Infatti al Nord i presidi a volte chiamano docenti che non sono neppure abilitati, a causa dell’emergenza; nelle isole gli Uffici regionali hanno deciso di riconvertire gli insegnanti del potenziamento, laddove ce ne sia bisogno. “E questa è un’ulteriore discriminazione. Il Miur ha deciso che non possiamo spostarci di provincia in graduatoria (verranno riaperte solo l’anno prossimo, nda), e non possiamo neppure presentare la semplice messa a disposizione in tante scuole dove faremmo comodo. È assurdo”.

LECCE – “Ho investito tanto sulla mia formazione. Perché sono a casa?”

Così viene da chiedersi a cosa serva studiare e spendere tempo e denaro in titoli che finiscono per non valere nulla. Lo fa ormai quotidianamente Adriana Maggiore, laureata a pieni voti e con specializzazione sul sostegno. Nel gennaio 2015 ha deciso di investire sulla specializzazione nell’insegnamento ai disabili: da marzo a maggio dello scorso anno ha superato ben tre prove selettive, ha pagato i corsi universitari. “Ma non è servito a nulla. Ad oggi non ho ancora ricevuto nessuna convocazione”, spiega. “Tutti parlano dell’importanza dell’inclusione e della formazione. Ma allora mi dico: perché sono a casa? Dove sta la coerenza di una politica che predica la valorizzazione delle competenze e della meritocrazia, e poi non le sfrutta?”. Un’altra domanda a cui “La Buona Scuola” di Stefania Giannini e Matteo Renzi non è ancora riuscita a trovare una risposta.

Articolo di Renato La Cara e Lorenzo Vendemiale (pubblicato da ilfattoquotidiano.it, qui ripreso per gentile concessione)

Sostegno: cattedre a non specializzati e abilitati disoccupati ultima modidfica: 2016-10-25T19:13:36+00:00 da Riky