Un Ambrogino per sport e inclusione. Ecco la storia di Arjola

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La storia di Arjola Dedaj, è quella di chi ha trovato nel nostro Paese la patria per crescere e fare comunità. La sua vicenda si divide a metà fra Albania, dove è nata nel 1981, e Italia, dove ha la cittadinanza dal 2012. Lo sport, il lavoro, l’amore lo ha trovato in questa seconda parte della vita. Anche il successo. Tanto che Arjola Dedaj, cittadina italiana anche per meriti sportivi, ha recentemente ricevuto l’Ambrogino d’oro, il massimo riconoscimento conferito dal Comune di Milano.

E’ una stella dall’atletica paralimpica azzurra, Arjola. Poche settimane fa era a Rio, alla Paralimpiade. C’era anche Emanuele, compagno nella vita e in Nazionale, anche lui a correre allo Stadio Paralimpico. Vive con lui a Milano, periferia nord est. Formano “La Coppia dei Sogni” e sono riusciti a essere ai Giochi insieme: “Un sogno avverato”.

Era il 21 dicembre del ’98. Aveva 17 anni ed era su un barcone con il papà e il fratello. Un’ora e mezza dalle coste dell’Albania a quelle pugliesi. Cinque ore di cammino nei campi, Lecce e poi Abbiategrasso, dove era la madre. La sua vista era già quasi spenta. “Sul barcone guardavo in cielo e vedevo le stelle. Vicino non distinguevo chi avevo di fianco”. La retinite pigmentosa, scoperta a tre anni, l’ha portata alla cecità.

Smise di vedere, Arjola, ma non di sognare. All’inizio lavoretti: babysitter (“Amo i bambini”), operaia (“Smistavo scatole colorate, non riuscivo a distinguere i colori, mi aiutavano i colleghi”), aiuto cuoca (“Avevo imparato la cucina a memoria”), poi un corso di computer all’Istituto per ciechi di Milano e ora lavora ad Allianz Global Assistance, che la supporta con Emanuele anche nell’attività sportiva. Ama danzare: ha vinto campionati italiani e partecipato ad ‘Albania got’s Talent’. Ha iniziato a fare sport con il baseball grazie al Gruppo Sportivo Non Vedenti di Milano e con i Tuoni ha vinto sei scudetti.

arjola-dedajE’ stata protagonista alla Paralimpiade di Rio, anche se non è arrivata a medaglia: nella finale di salto in lungo, categoria T11 (non vedenti), si è piazzata in sesta posizione stabilendo il nuovo primato italiano di 4.51, mentre nei 100 metri, insieme alla guida Elisa Bettini, ha eguagliato il suo personale, correndo nella batteria più difficile in 13”43.

Ha iniziato seriamente con l’atletica a fine 2012, proiettandosi da subito in buoni risultati nella velocità e nel salto in lungo. Detentrice dei record Italiani indoor dei 60mt e 200mt e del salto in lungo ha monopolizzato la categoria T/F11 italiana di queste ultime tre stagioni. Ha ottenuto tre medaglie agli Europei di Swansea nel 2014 (100, 200mt e Long Jump) e due ai recenti Europei di giugno a Grosseto: doppio bronzo, in 200m e nel lungo. Poi la Paralimpiade brasiliana. Proprio con l’atletica ha trovato anche l’amore: in ritiro con la Nazionale ha conosciuto Emanuele Di Marino, anche lui azzurro (bronzo europeo sui 400m, ha sfiorato la finale dei 100 m alla Paralimpiade di Rio), con problemi a una gamba. La loro vita a Milano si divide fra lavoro e pista.

“Bellissimo ricevere l’Ambrogino, un onore grande. Mi fa sentire ancora più vicina a questa che considero la mia città, come vestire la maglia azzurra mi ha onorato come italiana”. Fu proprio grazie allo sport che Arjola accelerò il suo percorso per ottenere la cittadinanza. Aveva ottimi tempi nel 2013, tanto che avrebbe potuto raggiungere una medaglia agli Europei di quell’anno. Ma non poté partecipare, proprio perché le pratiche erano ancora ferme. Fu il prefetto di Milano, Tronca, a fare in modo che l’ottenesse e facesse poi anche il suo percorso sportivo con la maglia dell’Italia, fino a raggiungere i Giochi Paralimpici brasiliani.

Ora l’obiettivo per la “Coppia dei Sogni” è verso Tokyo: “Prima però ci sono i Mondiali a Londra, che saranno insieme a quelli normodotati. Fra pochi mesi sarà un grande appuntamento e ci stiamo preparando per quello”.

Dedaj ha però un problema che riguarda la guida. Gli sprinter ciechi corrono insieme a una guida, che indica il percorso stando vicino, attaccato con un cordino, senza naturalmente aiutare o tagliare per primo il traguardo. Arjola fa parte delle Fiamme Azzurre, che però non hanno a disposizione un atleta della sua levatura che possa farle da guida e allenarsi costantemente con lei. Sarebbe una bella cosa se fosse disponibile qualcuno all’interno dei Gruppi sportivi delle altre armi. Ora lo fa Emanuele. Coppia anche in pista. (R.R.)

Fonte: Blog Invisibili – Corriere della Sera) 

Un Ambrogino per sport e inclusione. Ecco la storia di Arjola ultima modidfica: 2017-01-11T21:40:22+00:00 da Riky